A pesca di invertebrati

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La qualità dell’acqua di una zona umida dipende dalle sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, queste ultime in funzione di fattori naturali ed antropici.

Il fiume va considerato come un vero ecosistema, cioè un’unità strutturale e funzionale, nella quale una caratteristica comunità biologica, relativamente complessa, interagisce con l’ambiente fisico e ne è condizionata. In essa si riconoscono le componenti della catena trofica tipiche di tutti gli ecosistemi della biosfera:

  • i produttori primari (cioè la componente vegetale),
  • i consumatori primari (erbivori),
  • i consumatori di ordine superiore (predatori), i detritivori ed infine
  • i decompositori

Data la ricchezza di detrito, la maggior parte di forme viventi e la maggior diversificazione degli adattamenti alimentari si trovano nell’ambito della categoria dei detritivori (che costituiscono il grosso degli invertebrati di fondo), quelli che, tecnicamente, in funzione della taglia superiore al millimetro, vengono anche definiti macro invertebrati bentonici. Sono animali che si nutrono di particelle di varia dimensione di materiale organico non più vivo, di origine vegetale ed animale.

Se la comunità biologica è ricca di specie, significa che tutti i fattori ecologici rientrano nell’ambito della normalità.All’inquinamento, che può essere definito come una qualsiasi delle possibili alterazioni della qualità dell’acqua, fa dunque seguito una semplificazione delle comunità biologiche fluviali (riduzione del numero di specie per scomparsa di quelle più esigenti). La struttura della comunità fluviale è dunque un indicatore della cosiddetta qualità biologica delle sue acque.Tra le varie componenti della comunità, quella che subisce più direttamente e senza possibilità di fuga gli effetti dell’alterazione dell’ambiente fisico – chimico è rappresentata dai piccoli animali di fondo, fissi o comunque dipendenti dal substrato. Sono tutti invertebrati appartenenti a diverse classi ed ordini sistematici e comprendenti erbivori, detritivori e predatori, con diversa sensibilità alle variazioni dei vari fattori ecologici. Sull’esame dei macro invertebrati bentonici e per ragioni di campionamento, soprattutto di quelli di dimensioni superiori al millimetro (macro invertebrati) si basano i metodi per valutare la qualità biologica delle acque.

Il metodo è stato introdotto in Italia da GHETTI nel 1981 e da lui è stato adeguato alla situazione italiana nel 1986, con il nome di Indice Biotico Esteso(I.B.E.) ed è ritenuto il più adatto a rappresentare, con buona sensibilità, le variazioni indotte dall’inquinamento in un corso d’acqua corrente. In sintesi ciò dipende dal fatto che:

  • numerose specie sono sensibili all’inquinamento e reagiscono prontamente;
  • esiste un’approfondita conoscenza sull’auto ecologia di numerose specie;
  • i macro invertebrati non soggiacciono a migrazioni continue e sono quindi i più adatti a riflettere con immediatezza la qualità delle acque e del sedimento;
  • presentano cicli vitali raramente più brevi di un anno e sono presenti stabilmente nel corso d’acqua.

Secondo questa metodologia , muniti di un apposito retino a maglie fitte,abbiamo raccolto sul fondo gli invertebrati bentonici che saranno poi classificati per determinare la struttura della comunità presente nel tratto censito. Successivamente, con l’uso di una speciale tabella  e sulla base dei risultati dei rilievi effettuati sul corso d’acqua, siamo arrivati ad indicare la qualità dell’ambiente con un punteggio che va da 0 (pessimo) a 12 ÷ 14 (ottimo) oppure, per maggior semplicità, con una delle cinque classi di qualità biologica delle acque. Si tratta di una metodologia sintetica, relativamente veloce ed economica e adatta alla valutazione del degrado delle acque correnti, in funzione di progetti di risanamento.

Durante il campionamento abbiamo compilato una scheda annotando appunti utili alla descrizione dell’ambiente, relativi al substrato dell’alveo , valutazione del flusso della corrente, se laminare o turbolenta. Dopo il campionamento abbiamo effettuato, sul posto, una prima determinazione degli organismi e  stimato un indice I.B.E. preliminare; in questo modo potevamo valutare la presenza eventuale di situazioni anomale che avrebbero potuto richiedere un immediato supplemento di indagini. Successivamente, in laboratorio, abbiamo proceduto alla classificazione precisa tramite microscopi.

Un giudizio riassuntivo sull’ambiente fluviale è ottenibile con l’indice di funzionalità fluviale Esso si basa sulla considerazione che la funzionalità e le dinamiche fluviali sono condizionate dalle caratteristiche dell’ambiente circostante.

 Il principale obiettivo dell’I.F.F. consiste nella valutazione dello stato complessivo dell’ambiente fluviale e della sua funzionalità, intesa come risultato della sinergia e dell’integrazione di un’importante serie di fattori biotici e abiotici presenti nell’ecosistema acquatico e in quello terrestre ad esso collegato.

 

 

 

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